|
L’origine del nome di questa ricetta – curiosa perché non usa fave – è da ricercarsi fin nel mondo classico: le fave infatti venivano offerte agli dèi inferi per ingraziarsene i voleri durante rituali sacri. Chiaro quindi il legame di questo ortaggio con l’Oltretomba, confermato dal fatto che gli Egizi ne erano addirittura terrorizzati: non le mangiavano, coltivavano, non le toccavano e addirittura abbassavano lo sguardo evitando di guardarle. In particolare quelle nere erano infatti credute racchiudere le anime dei morti e rappresentare una sorta di portale per l’inferno.
A Roma, durante i riti delle feste Lemurali, si usava sputare le fave nere mentre veniva percosso un vaso di rame: questo scongiuro serviva a espellere dalle case le ombre ostili degli antenati. Quindi, se siete tormentati da un fantasma di un vostro avo, è quello che fa per voi.
In alcuni luoghi si usava anche contrassegnare con un segno magico i fiori di questo legume, in modo da tenerne a bada i poteri maligni.
Pitagora, in maniera apparentemente incomprensibile, vietò ai suoi discepoli nel modo più categorico di consumare fave. Ogni commentatore ha dato interpretazioni diverse di questo monito del grande matematico e filosofo: chi ha detto che in verità il divieto era a simboleggiare che i suoi dovessero tenersi alla larga dagli affari politici, visto che le fave erano utilizzate anche negli scrutini come “gettone” di voto; chi crede che Pitagora fosse affetto da favismo, una grave e rara forma di allergia alle fave. Infine, c’è chi ritiene che Pitagora – tutt’altro che estraneo a faccende esoteriche – fosse in verità assai sensibile ai timori mistici e magici collegati alle fave.
La nostra ricetta utilizza le mandorle, “camuffate” – com’è opportuno a Halloween – dalle ben più temibili fave, e ne commemora simbolicamente l’uso.
Ingredienti: (6 persone)
250 g – mandorle pelate, 250 g – zucchero, 125 g – farina 00, 50 g – cioccolato fondente, 3 – albumi, 1 bicchierino – Alchermes, 1 bicchierino – rosolio bianco, qualche goccia – olio di rose o acqua di rose, q.b. – vaniglia
|
|
Preparazione: In primo luogo, due giorni prima della preparazione dovrete tritare le mandorle finemente, e metterle a riposo in un luogo caldo e assolutamente asciutto.
Al momento della preparazione, accendete il forno senza chiudere lo sportello, a temperatura 80 gradi. Grattuggiate quindi il cioccolato e tenetelo a parte in un recipiente. Intanto che si scalda, sbattete in una terrina uno dei tre albumi, unite la farina e – senza mai smettere di mescolare – a mano a mano gli altri albumi. Il segreto è continuare a mescolare in maniera uniforme, in modo che l’impasto sia il più omogeneo possibile. Aggiungete lo zucchero, impastate ancora, e quindi – sempre senza smettere di mescolare – le mandorle tritate, a poco a poco. Continuate a mescolare finché l’impasto non risulta spumoso.
Separate quindi la pasta in tre parti uguali. In una aggiungete l’Alchermes e l’olio di rose; in un’altra il cioccolato; nella terza il rosolio bianco e la vaniglia.
Ricavate quindi dai tre impasti piccole forme dall’aspetto di fave, e disponetele su un foglio di carta da forno su una placca.
Mettetele nel forno senza chiudere lo sportello: non debbono davvero cuocere ma solo “asciugare”. Lasciatecele per due ore e mezza.
|